1. Visione Strategica e Quadro Istituzionale
1.1 Il contesto normativo e la scelta del Gender Mainstreaming
La redazione del presente Bilancio di Genere si inserisce in un solido alveo normativo che trova il suo fondamento primario nell’Articolo 3 della Costituzione Italiana, orientato alla rimozione degli ostacoli che impediscono la piena parità, e negli impegni internazionali assunti con l’Agenda 2030 dell’ONU, specificamente per il raggiungimento dell’Obiettivo 5. L’Ente ha recepito con rigore le disposizioni del D.Lgs. 198/2006 (Codice delle Pari Opportunità) e le recenti Linee Guida della Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri, adottando un approccio metodologico basato sul gender mainstreaming. Tale scelta non rappresenta un mero adempimento burocratico, ma una trasformazione strutturale del processo di programmazione: i dati mostrano un’evoluzione metodologica che ha portato alla riclassificazione contabile della spesa in aree direttamente inerenti, indirettamente sensibili e neutre, permettendo una trasparenza amministrativa senza precedenti nella storia dell’Ente.
Le cause profonde che hanno spinto l’Amministrazione verso questa scelta risiedono nella consapevolezza che le politiche pubbliche non sono mai “neutre”. Storicamente, la mancanza di una prospettiva di genere nella formazione dei bilanci ha contribuito a cristallizzare divari sociali ed economici, ignorando l’asimmetria nella distribuzione del lavoro di cura e nell’accesso alle risorse. La transizione verso il gender budgeting è la risposta istituzionale alla necessità di superare una visione universalistica astratta per approdare a una gestione delle risorse pubbliche che riconosca le diverse esigenze di donne e uomini, contrastando attivamente la segregazione occupazionale e le disparità di reddito che ancora caratterizzano il tessuto locale.
L’impatto di questa scelta sulla governance del Comune è dirompente: l’adozione di criteri di valutazione d’impatto di genere obbliga ogni settore dell’amministrazione a interrogarsi sulle ricadute delle proprie decisioni. Questo approccio ha permesso di rilevare che, nonostante una forte tenuta dell’occupazione femminile interna (68%), persistono dinamiche di segregazione verticale che richiedono interventi correttivi. L’integrazione della prospettiva di genere nel Documento Unico di Programmazione (DUP) e nel Piano Esecutivo di Gestione (PEG) trasforma il bilancio da strumento contabile a leva strategica per l’equità sociale, influenzando direttamente la qualità della vita della cittadinanza e l’efficienza dei servizi erogati.
- 💡 Best Practice Ispirazionale: L’adozione di una “Valutazione di Impatto di Genere Preventiva” (VIG) obbligatoria per ogni nuova delibera di spesa superiore a una soglia definita, sul modello di alcune avanguardie svedesi e canadesi, per intercettare potenziali discriminazioni prima dell’erogazione dei fondi.
1.2 Gli obiettivi strategici dell’Amministrazione e le sfide aperte
L’Amministrazione ha formalizzato quattro pilastri strategici per il prossimo triennio: la promozione dell’occupazione femminile locale, il potenziamento dei servizi di conciliazione vita-lavoro, il contrasto alla violenza di genere e la diffusione di una cultura delle pari opportunità nell’organizzazione interna. I dati attuali indicano una base di partenza solida ma sfidante: se da un lato l’Ente vanta una copertura dei nidi al 36,5%, superando l’obiettivo europeo di Barcellona, dall’altro lato il gap salariale sulle indennità accessorie, seppur contenuto al 2,1%, rappresenta un segnale di allerta su cui intervenire. L’obiettivo ambizioso è il raggiungimento del 40% di presenza femminile nei ruoli dirigenziali, partendo dall’attuale 33%, per rompere definitivamente il cosiddetto “soffitto di cristallo”.
Il razionale socio-economico di questi obiettivi risiede nella necessità di rispondere alla crisi demografica e alla stagnazione economica. La letteratura accademica sul diversity management dimostra che una maggiore partecipazione femminile ai processi decisionali e al mercato del lavoro produce un incremento del PIL territoriale e una migliore resilienza sociale. La sfida dell’Amministrazione è dunque quella di trasformare il welfare da “costo” a “investimento”, riducendo il carico di cura che grava asimmetricamente sulle donne e che spesso ne limita la crescita professionale o ne causa l’uscita prematura dal mercato del lavoro, specialmente nelle fasce d’età 25-49 anni.
Operativamente, il Comune si trova a dover gestire la complessità di una struttura organizzativa dove le donne sono la maggioranza assoluta, ma dove il potere decisionale apicale è ancora prevalentemente maschile. Questo paradosso organizzativo genera una distorsione nella percezione del benessere lavorativo. Le conseguenze di non raggiungere questi obiettivi strategici sarebbero gravi: un ulteriore calo della natalità (già passata da 30 a 25 nati annui nell’ultimo biennio) e un inasprimento delle vulnerabilità economiche, come dimostrato dai 887 contribuenti con reddito inferiore ai 10.000 €, tra cui le donne rappresentano storicamente la quota più fragile.
- 💡 Best Practice Ispirazionale: Istituzione di un “Gender Equality Bonus” per i dirigenti che raggiungono obiettivi misurabili di riduzione del gap retributivo e di incremento della flessibilità nei propri uffici, legando la performance individuale al progresso collettivo dell’ente.
2. Analisi Demografica e Socio-Economica del Territorio
2.1 Struttura demografica, invecchiamento e composizione familiare
L’analisi dei dati ISTAT evidenzia una popolazione residente composta per il 51,67% da donne e per il 48,33% da uomini, confermando un trend di stabilità nel triennio. Tuttavia, i segnali di allarme provengono dalle dinamiche naturali: le nascite sono calate drasticamente da 30 (anno precedente) a 25 (anno più recente), mentre i decessi restano elevati (74 unità). L’indice di vecchiaia, pur in lieve flessione da 96,79 a 96,26, fotografa una società matura. Particolarmente rilevante è il dato sullo stato civile: le donne vedove sono 386, a fronte di soli 79 uomini vedovi, evidenziando una forte prevalenza femminile nelle fasce d’età più avanzate e sole.
Le cause di questo “inverno demografico” sono molteplici e interconnesse: l’instabilità economica, l’incertezza lavorativa dei giovani e la carenza di politiche abitative adeguate per le nuove coppie. La struttura familiare vede una prevalenza di famiglie unipersonali (31 unità) e coppie coniugate (17 unità), con una componente significativa di famiglie monogenitoriali (10 unità). La sproporzione tra vedove e vedovi è legata alla maggiore longevità femminile, ma anche a un passato in cui la differenza d’età nelle coppie vedeva l’uomo sensibilmente più anziano, lasciando oggi una vasta platea di donne anziane che necessitano di servizi di supporto specifici.
L’impatto di questa struttura demografica ricade pesantemente sull’economia della cura. Con un indice di vecchiaia così elevato, il carico di assistenza per gli anziani ricade quasi esclusivamente sulle donne della “generazione sandwich” (50-64 anni), che si trovano a dover conciliare il lavoro con la cura di genitori anziani e, talvolta, di figli non ancora autonomi. Il dato sulle 107 persone inattive over 65 (prevalentemente donne) suggerisce un rischio di isolamento sociale e povertà relativa, poiché i percorsi contributivi femminili sono stati storicamente più frammentati, portando a pensioni mediamente più basse rispetto alla controparte maschile.
- 💡 Best Practice Ispirazionale: Creazione di “Condomini Solidali Intergenerazionali”, dove giovani coppie o studenti e anziani soli condividono spazi e servizi, riducendo i costi abitativi e fornendo una rete di mutuo aiuto che alleggerisce il carico di cura pubblico e privato.
2.2 Mercato del lavoro locale, occupazione e divari reddituali
Il mercato del lavoro locale mostra una discrepanza di genere significativa: gli uomini occupati sono 1.346, mentre le donne occupate sono 1.088. Sebbene il tasso di occupazione femminile sia cresciuto dal 80,22% al 82,63% nell’ultimo anno, esso rimane inferiore a quello maschile (86,62%). Preoccupante è il dato sulla disoccupazione giovanile (15-24 anni) che conta 25 unità, e il numero di donne inattive (157), superiore a quello degli uomini (147). Il reddito medio pro capite dell’Ente è in crescita, passando da 15.451,35 € a 17.189,02 € nel triennio, ma resta lontano dal PIL provinciale di Lucca (36.422,25 €).
Le cause di questo divario risiedono nella segregazione orizzontale del mercato del lavoro. Analizzando i dati Ateco forniti, si nota come le donne siano massicciamente presenti nei settori dei servizi (Ateco S: 3.400 occupate) e dell’istruzione (Ateco P: 1.500 occupate), mentre sono sottorappresentate nei settori a più alto valore aggiunto tecnologico o industriale. Questa concentrazione in settori tradizionalmente meno remunerati, unita alla maggiore incidenza del part-time involontario per le donne, alimenta un gender pay gap che si riflette nel reddito medio. Inoltre, la persistenza di stereotipi di genere orienta ancora troppo spesso le scelte formative delle giovani verso percorsi umanistici, limitando l’accesso alle carriere STEM.
Le conseguenze pratiche si traducono in una minore autonomia economica per le donne, con un impatto diretto sulla loro capacità di spesa e risparmio. Il dato dei 887 contribuenti sotto la soglia dei 10.000 € indica un’area di vulnerabilità dove le donne, specialmente se madri sole o anziane, rischiano di scivolare nella povertà assoluta. La minore occupazione femminile riduce inoltre il gettito fiscale locale e limita il potenziale di crescita del Comune, poiché una forza lavoro non pienamente valorizzata rappresenta una perdita netta di competenze e innovazione per tutto il territorio.
- 💡 Best Practice Ispirazionale: Implementazione di un “Local Gender Equality Label” per le imprese del territorio che dimostrano di applicare la parità salariale e di promuovere donne in ruoli di comando, garantendo loro corsie preferenziali nell’accesso a bandi e contributi comunali.
2.3 Intersezionalità: Genere, età, provenienza e disabilità
L’approccio intersezionale rivela che le discriminazioni non sono mai isolate. Nel Comune, il dato sulla disabilità è emblematico: si contano 980 donne con disabilità a fronte di soli 320 uomini. Di queste, 280 presentano disabilità fisica/motoria e 567 disabilità psichica. Sul fronte del personale interno, l’Ente impiega il 6,5% di persone con disabilità, ma nessuna di esse occupa posizioni apicali (0%). Anche il dato sulle donne straniere, pur non dettagliato numericamente in questa sezione, incrocia spesso la condizione di inattività e il basso titolo di studio, creando barriere multiple all’inclusione.
Le cause di questa sproporzione nel dato della disabilità femminile possono essere ricondotte alla maggiore longevità delle donne, che le espone a malattie cronico-degenerative legate all’invecchiamento in misura superiore agli uomini. Tuttavia, la totale assenza di disabili in ruoli apicali nell’amministrazione riflette un doppio soffitto di cristallo: quello legato al genere e quello legato all’abilità. Le barriere architettoniche e, soprattutto, quelle culturali e organizzative impediscono la valorizzazione di talenti che portano con sé una prospettiva unica sulla gestione della cosa pubblica e dei servizi di prossimità.
L’impatto di queste dinamiche è l’esclusione sociale di una fetta consistente della popolazione. Una donna con disabilità o di origine straniera affronta difficoltà esponenzialmente maggiori nel reperire un impiego dignitoso, subendo spesso un isolamento che ne compromette la salute mentale. Per l’Ente, non avere disabili nei ruoli di comando significa perdere la capacità di progettare una città realmente accessibile “per tutti”, limitando la visione politica a uno standard di cittadinanza che non corrisponde alla realtà demografica rilevata dai dati (899,1 disabili totali nell’ultimo anno).
- 💡 Best Practice Ispirazionale: Lancio di un programma di “Mentorship Intersezionale” per dipendenti con disabilità e di origine straniera, finalizzato alla crescita verso ruoli di responsabilità, supportato da tecnologie assistive personalizzate finanziate tramite il risparmio derivante dall’efficientamento energetico dell’ente.
3. Impatto dei Servizi di Welfare e Dinamiche di Conciliazione
3.1 Servizi per l’infanzia (0-6 anni) e supporto alla genitorialità
Il Comune dimostra un investimento d’eccellenza nei servizi educativi: la copertura dei servizi per la prima infanzia è del 36,5%, con un utilizzo che sfiora il 98,5%. La rete è composta da 2 asili nido comunali, 1 privato convenzionato e diverse scuole dell’infanzia. Tuttavia, permane una lista d’attesa del 14,2%, segno che la domanda supera ancora l’offerta, nonostante l’ottima performance complessiva. Il costo dei servizi è calmierato tramite benefici sociali, a cui accedono prevalentemente le donne (64% dei beneficiari).
Le cause di questa saturazione dei servizi sono legate alla trasformazione dei modelli lavorativi e alla scomparsa delle reti di supporto familiare informale. In un contesto dove il tasso di occupazione femminile è all’82,63%, il nido non è più un servizio opzionale ma una condizione necessaria per la partecipazione al lavoro. La dinamica culturale vede ancora la madre come principale interlocutrice dei servizi educativi (come dimostra il 64% di accesso ai benefici), confermando che la gestione burocratica e organizzativa dei figli resta un carico prevalentemente femminile, anche in una comunità ad alta occupazione.
L’impatto di una lista d’attesa del 14,2% si traduce in una “scelta forzata” per molte famiglie: o il ricorso a servizi privati costosi, che erodono il reddito familiare, o la rinuncia di uno dei genitori (quasi sempre la madre) a opportunità di carriera o a ore lavorative. L’ottima tenuta del servizio, tuttavia, garantisce una conciliazione che permette al Comune di mantenere tassi di occupazione femminile ben sopra la media nazionale, agendo come stabilizzatore sociale e prevenendo l’espulsione delle donne dal mercato del lavoro dopo la prima maternità.
- 💡 Best Practice Ispirazionale: Introduzione del “Nido Notturno e Festivo” o a orari flessibili per i genitori impegnati in turni (sanità, commercio, forze dell’ordine), finanziato attraverso partnership pubblico-private con le aziende locali che beneficiano della produttività dei dipendenti supportati.
3.2 Rete antiviolenza, servizi sociali e mobilità urbana
L’Ente ha strutturato una risposta robusta al fenomeno della violenza: l’accesso delle donne ai servizi di supporto è del 100%, così come il coordinamento istituzionale. Tuttavia, le azioni sistemiche di prevenzione si fermano al 40%, indicando una necessità di spostare l’attenzione dall’emergenza alla cultura. Sul fronte della mobilità, il 62% della popolazione utilizza i trasporti pubblici, con una accessibilità temporale (orari) ferma al 38%, un dato critico per chi deve conciliare tempi di vita e di lavoro complessi.
Le cause di una mobilità percepita come poco accessibile (38%) risiedono in una pianificazione dei trasporti storicamente centrata sugli spostamenti “casa-lavoro” tipici del modello maschile (pendolarismo radiale). Le donne, al contrario, effettuano spesso “catene di spostamenti” (trip chaining) legate alla cura: casa-scuola-lavoro-spesa-casa. La mancanza di una rete di trasporto trasversale e frequente penalizza chi ha carichi di cura, rendendo la gestione quotidiana frenetica e faticosa. Sul fronte della violenza, la saturazione dei servizi di emergenza è figlia di una società che fatica ancora a scardinare le basi culturali del patriarcato.
L’impatto di una mobilità inefficiente è una limitazione della libertà personale e professionale. Se gli orari non sono flessibili, la donna è costretta a utilizzare il mezzo privato (con costi maggiori) o a rinunciare a lavori distanti. Per quanto riguarda la violenza, l’efficacia del 100% nel supporto garantisce la salvezza di molte vite, ma il basso dato sulla prevenzione (40%) significa che il Comune interviene quando il danno è già compiuto. È necessario investire massicciamente nell’educazione scolastica e nella sensibilizzazione degli uomini per ridurre l’incidenza del fenomeno alla radice.
- 💡 Best Practice Ispirazionale: Implementazione del “Bus a chiamata notturno” per le donne e i soggetti fragili, garantendo spostamenti sicuri porta-a-porta dopo le ore 22:00, integrato con una App comunale che monitora i tempi di attesa in zone ben illuminate.
4. L’Ente come Datore di Lavoro: Organizzazione e Clima
4.1 Segregazione verticale e composizione dell’organico comunale
L’organico del Comune presenta una forte componente femminile: il 68% dei dipendenti totali sono donne. Anche negli organi politici la presenza è rilevante: 50% donne in Giunta, 44% in Consiglio e 46% negli organi politici complessivi. Tuttavia, emerge una chiara segregazione verticale: nelle posizioni apicali (dirigenza) la percentuale scende al 33% (o 33,3% secondo il dato disaggregato). In contrasto, le donne occupano il 52% delle posizioni di responsabilità nelle unità organizzative semplici, indicando un blocco nel passaggio verso l’alta dirigenza.
Le cause di questa dinamica, nota come “soffitto di cristallo”, sono spesso legate a modelli di leadership ancora tarati sulla disponibilità totale e sulla presenza fisica costante, criteri che penalizzano chi gestisce carichi di cura. Nonostante l’alto livello di istruzione (304 donne post-laurea contro 198 uomini), le donne faticano a raggiungere il vertice. Esiste anche una segregazione orizzontale interna: le donne sono concentrate nei settori educativi e sociali, mentre le direzioni tecniche o finanziarie vedono una maggiore presenza maschile, influenzando anche l’accesso alle deleghe di spesa e budget (40% donne).
L’impatto di questa segregazione è una perdita di efficacia gestionale. Una dirigenza non rappresentativa della base lavorativa (che è al 68% femminile) rischia di non comprendere appieno le esigenze del personale, creando un clima organizzativo meno inclusivo. Tuttavia, il dato sulle promozioni (60% donne) e sulle progressioni (62% donne) indica che l’Ente ha avviato un processo virtuoso di riequilibrio. La sfida resta la dirigenza, dove la parità di genere porterebbe a una visione più completa e innovativa della macchina amministrativa.
- 💡 Best Practice Ispirazionale: Adozione di “Obiettivi di Genere” vincolanti per la valutazione dei dirigenti, dove una quota della loro indennità di risultato sia legata alla capacità di promuovere e formare figure femminili per la successione nei ruoli apicali.
4.2 Flessibilità, work-life balance e azioni positive interne
L’Ente ha attivato strumenti avanzati di flessibilità: Lavoro Agile fino a 8 giorni al mese e Banca delle Ore con flessibilità di 2 ore in entrata/uscita. Al rientro post-maternità è possibile lo smart working fino a 4 giorni a settimana. Il dato più positivo riguarda l’utilizzo dei congedi di paternità, che raggiunge il 100% degli aventi diritto, segno di un cambiamento culturale profondo. Lo stanziamento annuale per le attività del CUG è di 12.000 €, garantendo operatività ai presidi di garanzia.
Le cause di questo successo risiedono in una volontà politica chiara, supportata da un CUG pienamente operativo e dalla figura del Consigliere di Fiducia. L’istituzione di una piattaforma di welfare aziendale per il rimborso di baby-sitter e nidi ha rimosso barriere economiche concrete. Il 100% di utilizzo dei congedi di paternità suggerisce che, quando l’Ente protegge e promuove il diritto del padre alla cura, la risposta è immediata, scardinando l’idea che la genitorialità sia un “problema delle donne”.
L’impatto sul benessere organizzativo è evidente: una maggiore flessibilità riduce lo stress e l’assenteismo, aumentando la loyalty verso l’Istituzione. La garanzia della conservazione delle Posizioni Organizzative per un anno post-congedo è una misura di civiltà che previene la penalizzazione della carriera legata alla maternità. Resta però da lavorare sulla valorizzazione della genitorialità come risorsa professionale (soft skills), ambito in cui l’Ente dichiara di non avere ancora percorsi attivi, perdendo l’opportunità di capitalizzare le competenze relazionali acquisite durante i periodi di cura.
- 💡 Best Practice Ispirazionale: Lancio del programma “Maternity as a Master”, che riconosce formalmente le competenze di problem solving, gestione del tempo e resilienza acquisite durante il congedo parentale, validandole ai fini delle progressioni di carriera interne.
5. La Leva Finanziaria e il Procurement Inclusivo
5.1 Riclassificazione contabile della spesa pubblica
L’Ente ha adottato le Linee Guida del DPCM per la riclassificazione del bilancio. Le spese sono state divise in: Direttamente inerenti (Centro Antiviolenza, empowerment, imprenditoria femminile), Indirettamente sensibili (Nidi, Trasporti, Assistenza domiciliare) e Neutre (Anagrafe, Rifiuti, Debito). Questa operazione ha permesso di mappare come i fondi del Programma 04 (Diritti sociali e famiglia) siano i principali motori dell’equità, mentre le aree neutre rappresentano ancora una quota consistente della spesa corrente.
Il razionale tecnico di questa operazione è l’identificazione della “distribuzione di valore”. Storicamente, i bilanci comunali sono stati letti solo per capitoli di spesa (personale, forniture, investimenti). La riclassificazione di genere permette invece di vedere “chi beneficia di cosa”. Ad esempio, l’investimento nell’assistenza domiciliare non è solo un servizio per l’anziano, ma è un trasferimento indiretto di risorse verso le donne della famiglia, che vengono sollevate da un lavoro non retribuito che altrimenti impedirebbe loro di produrre reddito o godere di tempo libero.
L’impatto di questa analisi è la capacità di riorientare la spesa. Sapere che una spesa per i trasporti ha un’efficacia del 38% in termini di orari permette alla Giunta di decidere, nel prossimo bilancio di previsione, di spostare risorse dalle aree neutre verso il potenziamento delle corse negli orari di ingresso/uscita dalle scuole. La riclassificazione trasforma il bilancio da un documento “freddo” a uno strumento di giustizia sociale, permettendo di misurare l’efficacia di ogni euro investito nel ridurre i divari rilevati (come il gap reddituale o la segregazione verticale).
- 💡 Best Practice Ispirazionale: Implementazione di un “Bilancio Partecipativo di Genere”, dove una quota della spesa per investimenti (es. il 5%) viene decisa direttamente dalle cittadine attraverso consultazioni su progetti specifici per la sicurezza urbana o la conciliazione.
5.2 Gli appalti pubblici e le clausole di genere
Il Comune ha impresso una svolta decisa al procurement inclusivo: l’85% delle procedure di gara integra clausole di parità, e il valore economico degli appalti sensibili al genere raggiunge il 91%. Tuttavia, solo il 22% delle imprese aggiudicatarie possiede una certificazione di genere ufficiale. Questo indica che, sebbene l’Ente ponga i requisiti, il mercato privato locale è ancora in ritardo nel formalizzare i propri processi di equità.
La spinta deriva dal Nuovo Codice degli Appalti, che incentiva l’uso di criteri premiali per le aziende virtuose. L’Amministrazione ha colto questa opportunità per influenzare il settore privato: l’appalto non è più solo acquisto di beni/servizi, ma uno strumento di politica industriale e sociale. Se un’impresa vuole lavorare con il Comune, deve dimostrare di non discriminare. La bassa percentuale di certificazioni (22%) è dovuta alla novità dello strumento e ai costi burocratici per le piccole e medie imprese, che costituiscono l’ossatura del territorio.
L’impatto sul territorio è la creazione di un ecosistema economico più equo. L’inserimento di clausole di parità obbliga le aziende a rivedere i propri contratti, promuovere la conciliazione e monitorare i propri divari salariali. Nel lungo periodo, questo approccio ridurrà la disoccupazione femminile e aumenterà la qualità del lavoro a livello locale. Il Comune agisce come un “cliente etico” che premia il valore sociale, innescando un circolo virtuoso che va oltre i confini della pubblica amministrazione e impatta sulla vita di migliaia di lavoratrici e lavoratori privati.
- 💡 Best Practice Ispirazionale: Creazione di un “Fondo di Rotazione per la Certificazione di Genere”, destinato a finanziare i costi di certificazione per le PMI locali che si impegnano a partecipare ai bandi comunali, abbattendo le barriere d’ingresso per le imprese virtuose ma piccole.
6. Piano d’Azione Strategico e Raccomandazioni
Alla luce dell’analisi corposa appena condotta, si delinea il seguente piano d’azione prioritario per il superamento delle criticità rilevate.
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Titolo dell’Azione: Programma “Leadership 40” per il superamento della segregazione verticale.
Contesto e Criticità rilevata: Nonostante il 68% del personale sia femminile, solo il 33% raggiunge ruoli dirigenziali, a fronte di una sovra-istruzione delle donne (304 post-laurea).
Intervento Operativo Suggerito: Istituzione di percorsi di fast-track formativo e shadowing dirigenziale per funzionarie di categoria D, unito alla revisione dei bandi di concorso per la dirigenza con pesatura specifica delle competenze trasversali e della gestione dei team.
KPI di Monitoraggio: Raggiungimento del 40% di donne in posizioni apicali entro il 2028. -
Titolo dell’Azione: Urbanistica della Cura e Mobilità Trasversale.
Contesto e Criticità rilevata: L’accessibilità temporale dei trasporti è ferma al 38% e il 62% dell’utenza è femminile, penalizzata da orari non tarati sulle necessità di cura.
Intervento Operativo Suggerito: Riprogettazione delle linee di trasporto pubblico locale in ottica “circolare” e non solo radiale, con aumento della frequenza nelle fasce orarie 08:30-10:00 e 16:00-18:30 per supportare le attività di cura.
KPI di Monitoraggio: Incremento del grado di soddisfazione dell’accessibilità temporale dal 38% al 60%. -
Titolo dell’Azione: Zero Gap sulle Indennità Accessorie.
Contesto e Criticità rilevata: Rilevato un gender pay gap del 2,1% sulle indennità accessorie, spesso dovuto alla minore partecipazione delle donne a turni o reperibilità per carichi di cura.
Intervento Operativo Suggerito: Revisione dei criteri di assegnazione delle indennità accessorie, introducendo forme di “indennità di flessibilità” che premino il raggiungimento di obiettivi anche in modalità di lavoro agile, neutralizzando la penalizzazione della presenza fisica.
KPI di Monitoraggio: Riduzione del gap salariale accessorio sotto l’1% entro il prossimo biennio. -
Titolo dell’Azione: Hub Intersezionale per la Disabilità e l’Impiego.
Contesto e Criticità rilevata: Presenza di 980 donne con disabilità (vs 320 uomini) e 0% di disabili in ruoli apicali interni.
Intervento Operativo Suggerito: Creazione di uno sportello integrato per l’inserimento lavorativo protetto di donne con disabilità, con focus specifico sulle patologie psichiche (maggioritarie), e avvio di un progetto pilota di job placement per ruoli di coordinamento interno.
KPI di Monitoraggio: Assunzione di almeno 2 unità con disabilità in ruoli di responsabilità e incremento del 20% dei tirocini di inclusione per donne disabili.